Il mercato del caffè torrefatto nel canale Horeca continua a crescere a valore, ma resta condizionato dalla contrazione dei volumi, dall’aumento dei costi e dalla fragilità finanziaria di una parte delle torrefazioni. Nel 2025 le vendite hanno raggiunto 808,0 milioni di euro, con un incremento del 9,4%, sostenuto soprattutto dal forte aumento dei prezzi medi.
È il quadro delineato dall’edizione 2026 del report Caffè nel Canale Ho.Re.Ca., pubblicato da Competitive Data e dedicato all’andamento del mercato nell’ultimo triennio e alle previsioni fino al 2030. Le imprese considerate rappresentano una quota aggregata dell’89,0% a valore e dell’84,4% a volume, con un fatturato complessivo, riferito a tutti i prodotti e a tutti i canali, pari a 6.105,9 milioni di euro.
Costi delle materie prime ancora sopra il 60%
Il 2025 si è rivelato particolarmente complesso per le torrefazioni. I rincari del caffè verde, spinto verso nuovi massimi storici da problemi climatici, scorte ridotte, speculazione ed EUDR, sono stati aggravati da un cambio euro-dollaro sfavorevole.
L’incidenza dei costi delle materie prime sui ricavi è rimasta superiore al 60%, su un livello quasi invariato rispetto al 2024. Le aziende hanno quindi cercato di recuperare efficienza attraverso tagli ai servizi, una minore incidenza del costo del personale e una drastica riduzione degli ammortamenti, legata a minori investimenti.
Questi interventi hanno riportato la redditività operativa almeno in territorio positivo, dopo un 2024 nel quale il settore aveva lavorato praticamente in perdita. La marginalità, tuttavia, fatica ancora a tornare su livelli sufficienti a sostenere le consuetudini tipiche del business, tra cui le attrezzature in comodato e il sostegno agli esercenti.
Capitale circolante e gestione dei crediti sotto pressione
A complicare il quadro è anche il capitale circolante netto, sottoposto a uno stress raramente osservato nell’ultimo ventennio. Alcune torrefazioni stanno rafforzando le competenze nella gestione degli acquisti di caffè verde e del magazzino, mentre l’attenzione alla gestione dei crediti aveva già iniziato a crescere dal 2021.
Le difficoltà emerse nel 2024 si sono aggravate nel corso del 2025, quando è stato registrato un numero record di 39 chiusure di torrefazioni, insieme a numerosi accordi di cessione o affitto di rami d’azienda e a circa un centinaio di situazioni intermedie, tra liquidazioni, inattività e concordati preventivi.
Il contesto precedente era già debole. Nell’analisi delle prime 280 torrefazioni, nel 2024 erano 92, pari al 32%, le imprese con un Competitive Score Index compreso tra il livello debole e quello critico. Tra le aziende con meno di 5 milioni di euro di fatturato, la quota raggiungeva il 45%.

Listini più alti e riposizionamento verso il premium
Il recupero della marginalità attraverso l’aumento dei prezzi di vendita è diventato inevitabile, anche se soltanto poche torrefazioni sono riuscite a trasferire integralmente i maggiori costi sui listini.
Le strategie aziendali si sono concentrate e continuano a concentrarsi sul riposizionamento verso l’alto, con il lancio di referenze premium, monorigine, specialty e monoporzionate. L’obiettivo è estrarre maggiore valore dal canale Horeca e rispondere ai trend di crescita che alcuni di questi segmenti stanno registrando in diversi mercati mondiali.
Nel 2025 le imprese hanno comunque trovato condizioni più favorevoli per ritoccare i listini. In numerose regioni italiane che nel 2024 risultavano critiche, la domanda si è mostrata meno elastica rispetto agli aumenti dei prezzi.
Le imprese più solide guadagnano quote
Le torrefazioni che nel 2025 hanno continuato a crescere e a conquistare quote di mercato, nonostante la flessione complessiva dei volumi, sono soprattutto quelle con situazioni finanziarie virtuose o non compromesse e con una gestione efficace del capitale circolante.
Tra le aziende con le quote di mercato più elevate, le torrefazioni maggiori hanno dedicato particolare attenzione agli equilibri di bilancio. Le imprese che negli anni precedenti presentavano indicatori di allerta compresi tra il giallo e il rosso hanno corretto le proprie debolezze e ripreso slancio.
Il risultato è un mercato a due velocità. I marchi più forti, sostenuti da capacità finanziaria e portafogli diversificati, riescono a proteggere meglio i margini. Gli operatori più piccoli, legati ad aree del Paese con minore potenziale e con una domanda più elastica, soffrono invece la combinazione tra costo elevato della materia prima, fragilità dei clienti professionali e maggiore difficoltà nel trasferire gli aumenti sui listini.
Mercati esteri, l’Europa resta in testa
Nel calcolo del potenziale dei mercati esteri più attrattivi per il caffè italiano nel canale Horeca nel 2026, Competitive Data considera il consumo pro capite, il reddito medio, la crescita dello specialty, le tariffe, le reti distributive e numerose altre variabili.
Il Vecchio Continente continua a prevalere, con quattro Paesi presenti nel ranking, rispetto ai cinque dell’edizione precedente. Tra le prime dieci nazioni figurano inoltre tre mercati asiatici.
L’analisi dei trend internazionali evidenzia la crescita sostenuta del caffè e delle bevande RTD, pronte da bere, sia nei mercati occidentali sia in quelli orientali. Prosegue inoltre lo sviluppo dello specialty in numerosi Paesi, insieme all’avanzata dei caffè funzionali e alla sostituzione tra macinato e caffè in grani.
Migliorano gli indicatori nel Centro-Sud
Nel 2026 si osserva un netto miglioramento degli indicatori in molte regioni italiane che nell’anno precedente risultavano penalizzate. Il cambiamento riguarda in particolare il Centro-Sud, dove il valore peggiore rilevato nel 2026 è pari a -1,2, su una scala compresa tra 5 e -5.
Per il biennio 2026-2027, la strategia commerciale e creditizia indicata dal report è investire dove conviene, crescere con disciplina e misurare ciò che crea valore.
Digitale, resta il divario tra le torrefazioni
Tra il 2025 e il 2026, l’ecosistema digitale delle torrefazioni italiane ha consolidato i progetti pilota avviati nell’anno precedente. Il focus si è spostato dall’adozione tecnologica sperimentale alla scalabilità industriale e alla redditività misurabile.
Rimane però una forte asimmetria tra le aziende che utilizzano il digitale come parte strutturale del proprio modello di marketing e quelle che continuano a impiegarlo soprattutto come vetrina istituzionale, catalogo dei prodotti o supporto alla rete commerciale.
Nel primo gruppo rientrano le torrefazioni che integrano contenuti, piattaforme di e-commerce, social media, creator, streaming, CRM, dati e performance marketing.
Consumi fuori casa sensibili a reddito e turismo
Nel 2026 alcuni elementi di criticità si sono attenuati, mentre altri si sono aggravati. Per il settore del caffè non si è concretizzato un vero scenario recessivo globale, ma non si è verificata neppure una completa normalizzazione.
I consumi fuori casa risultano sempre più sensibili al reddito disponibile, al turismo, al costo dell’energia, alla mobilità quotidiana e ad altri fattori economici. Nei bar e nella ristorazione, la tenuta del valore è sostenuta soprattutto dagli aumenti dei listini, mentre i volumi e la frequenza di visita restano sotto pressione.
L’incertezza emerge anche dalle previsioni fino al 2030. La distanza tra lo scenario base e quello peggiore si è ampliata sensibilmente, fino a raggiungere un differenziale di 127 milioni di euro.
Maggiori informazioni a questo link: https://www.monitoraitalia.it/analisi-del-caffe-nel-canale-horeca-nel-2026-con-le-previsioni-al-2030/
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