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Antonia Trucillo a Scarpetta 2026 racconta le sfide e il valore del caffè

Dalle sfide della filiera alle scelte imprenditoriali di Caffè Trucillo, il talk della manager a Scarpetta 2026 affronta il rapporto tra prezzo, qualità e conoscenza del prodotto.

Il prezzo dell’espresso è soltanto uno degli elementi che contribuiscono a definire il valore del caffè. Per comprenderlo occorre conoscere ciò che avviene lungo la filiera, dalle coltivazioni nei Paesi produttori fino alla selezione della materia prima e al lavoro delle torrefazioni. È su questa distinzione che Antonia Trucillo ha costruito il proprio intervento a Scarpetta 2026, affrontando le trasformazioni del mercato internazionale e la necessità di sviluppare una maggiore consapevolezza del prodotto.

La manager di Caffè Trucillo è intervenuta l’8 ottobre all’H-FARM Campus di Roncade (Treviso) con un talk intitolato Il piacere di disobbedire, inserito nel programma dell’evento dedicato all’innovazione, ai trend e alle strategie di marketing nel Food & Beverage. Un’occasione per riflettere sul rapporto tra qualità, prezzo e conoscenza del caffè, ma anche sulle scelte imprenditoriali che possono mettere in discussione alcune consuetudini del settore.

Una scelta controcorrente nella storia di Caffè Trucillo

Tra gli esempi portati sul palco da Antonia Trucillo figura una decisione assunta dall’azienda di famiglia nel 1992, quando venne chiusa la società finanziaria collegata alla torrefazione. La rinuncia a una pratica ancora largamente diffusa nel comparto ebbe conseguenze sul piano commerciale ed economico, ma rispondeva alla volontà di concentrare l’attività sulla qualità del prodotto, sulla cultura del caffè e sulla trasparenza delle relazioni con i clienti.

Quella scelta è stata richiamata come espressione concreta della disobbedienza alle regole non scritte del mercato, tema attorno al quale si è sviluppato l’intervento. Alla base, la convinzione che il caffè debba essere valutato e scelto per le proprie caratteristiche, senza che elementi esterni al prodotto ne condizionino il valore.

Fondata nel 1950 a Salerno da Cesare Trucillo, in una sede affacciata sul Golfo, la torrefazione ha progressivamente ampliato la propria presenza internazionale, raggiungendo 40 Paesi e diventando un punto di riferimento per migliaia di professionisti e operatori del settore. Una presenza internazionale che consente all’azienda di osservare da vicino le evoluzioni del mercato del caffè.

Dalle piantagioni alla tazzina: conoscere l’origine del prodotto

Nel suo intervento Antonia Trucillo, Head of Coffee Sourcing, Marketing Manager e direttrice dell’Accademia Trucillo, ha ripercorso anche la propria esperienza professionale, iniziata nel 2015 con i viaggi nei territori di produzione.

Honduras, Colombia, Brasile, India, Vietnam, Kenya e Uganda sono i Paesi nei quali ha avuto modo di conoscere direttamente il lavoro delle comunità produttrici e le dinamiche che influenzano la qualità della materia prima.

“Il caffè è prima una pianta e poi un frutto. Prima di essere una bevanda, è il lavoro di persone che curano la terra”, ha spiegato durante il talk.

Il richiamo al lavoro agricolo si inserisce in una riflessione più ampia sulla distanza che spesso separa il consumo quotidiano dalla conoscenza del prodotto. Milioni di persone bevono regolarmente un espresso, ne conoscono il prezzo e lo associano a momenti precisi della giornata, ma raramente si soffermano sulla sua provenienza o sulle persone coinvolte nella produzione.

Non a caso, l’intervento si è aperto con tre domande rivolte al pubblico: “Chi ha bevuto un caffè oggi? Chi ricorda quanto l’ha pagato? E chi sa da dove proviene il caffè che ha bevuto?”.

Le pressioni sul mercato internazionale e il tema del valore

A pochi giorni dalla Giornata Internazionale del Caffè, il confronto ha interessato anche le criticità che stanno attraversando una delle filiere agroalimentari più globalizzate.

La volatilità delle quotazioni della materia prima, i cambiamenti climatici e i costi logistici incidono sugli equilibri del settore, insieme alle questioni legate alla sostenibilità e al ricambio generazionale nei Paesi produttori. A questi fattori si aggiunge la necessità di rafforzare la cultura del prodotto, coinvolgendo sia i consumatori sia gli operatori professionali.

Negli ultimi anni una successione di crisi di diversa natura ha determinato quotazioni record del caffè e pressioni economiche lungo la catena produttiva. Secondo Antonia Trucillo, tuttavia, il dibattito non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sul prezzo dell’espresso, trascurando il lavoro e le competenze che ne rendono possibile la produzione.

Dalla ricerca alla selezione delle materie prime, dalla qualità all’innovazione, sono numerosi gli elementi che contribuiscono a definire il valore del caffè. La manager ha quindi sottolineato l’importanza di costruire una cultura del prodotto simile a quella già sviluppata in altri comparti agroalimentari.

“forse il punto non è il costo, è il valore di un prodotto. E il valore non è un numero, è un racconto che siamo in grado di riconoscere”, ha affermato.

La conoscenza della filiera diventa così uno strumento per comprendere meglio ciò che si acquista e si consuma, andando oltre la semplice valutazione economica della tazzina.

Formazione, sostenibilità e ruolo delle donne nella filiera

Accanto agli aspetti economici e produttivi, Antonia Trucillo ha dedicato spazio alla formazione professionale, alla sostenibilità e al contributo delle donne nel settore del caffè. Si tratta di ambiti sui quali la torrefazione salernitana è impegnata da anni e che rientrano nella visione aziendale orientata alla qualità, alla conoscenza del prodotto e alla trasparenza.

Nel 2025 Caffè Trucillo ha inoltre assunto la qualifica di Società Benefit, un passaggio che si inserisce nel percorso dell’impresa.

L’intervento si è svolto nell’ambito di Scarpetta, appuntamento ideato dal brand strategist Cosmin Meresanu per favorire il confronto sulle trasformazioni del settore alimentare. Rivolto ad agenti, buyer, commerciali, CMO e imprenditori, l’evento riunisce esperienze professionali e contributi dedicati all’innovazione e alle strategie del Food & Beverage.

L’edizione 2026, sviluppata attorno al tema Disobbedienza alimentare, ha dato spazio a chi opera nel comparto e affronta le nuove complessità del mercato.

La partecipazione di Antonia Trucillo ha portato nel confronto l’esperienza di una torrefazione nata a Salerno e oggi attiva a livello internazionale, con particolare attenzione alle sfide della produzione e della commercializzazione del caffè e alla necessità di promuovere una conoscenza più approfondita dell’intera filiera.

Leggi l’articolo anche su Horecanews.it

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