I dati dell’Osservatorio Caveba 2.0 / Cialdein.com mostrano un cambiamento interessante nelle abitudini di consumo: dopo anni in cui il monoporzionato ha dominato il mercato domestico, il caffè in grani torna a crescere. Dietro questo andamento si intravede una nuova generazione di appassionati che desidera macinare, dosare ed estrarre il caffè proprio come al bar.
I numeri: +21% su base annua
L’analisi dei dati di vendita del gestionale Caveba 2.0 — utilizzato per l’e-commerce Cialdein.com, piattaforma B2C e B2B specializzata nel settore del caffè — evidenzia un dato rilevante: nel 2025 le vendite online di caffè in grani segnano un incremento del +21% rispetto all’anno precedente, calcolato su un ampio panel di ordini gestiti dalla piattaforma.
Il dato non rappresenta un episodio isolato. La crescita prosegue infatti da tre trimestri consecutivi e si accompagna anche a un aumento dello scontrino medio. Chi sceglie il caffè in grani spende mediamente di più per chilogrammo rispetto a chi acquista capsule compatibili, orientandosi verso monorigini, miscele premium e referenze storicamente legate al canale bar — come Lavazza Super Crema o Borbone Grani — piuttosto che verso prodotti di fascia economica.
Il fattore “Home Barista”: dalla capsula al macinacaffè
Per comprendere questa inversione di tendenza è necessario osservare anche ciò che accade sul fronte delle attrezzature domestiche. Negli ultimi tre anni il mercato delle macchine espresso manuali e semi-professionali per la casa ha registrato una crescita significativa. Brand come Gaggia, Philips/Saeco e le linee manuali De’Longhi hanno portato nelle cucine domestiche macchine dotate di portafiltro, regolazione della pressione e macinacaffè integrato o separato — strumenti che fino a poco tempo fa erano tipici del banco bar.
Il profilo di questo consumatore è piuttosto chiaro: non vuole più limitarsi a inserire una capsula e premere un pulsante. Vuole intervenire su variabili come la granulometria della macinatura, il tempo di pre-infusione e la temperatura dell’acqua. In altre parole, punta a replicare a casa il processo di estrazione del barista. Per ottenere questo risultato serve però una materia prima adeguata: grani freschi, tostatura recente e shelf-life ben controllata.

Come cambia il carrello: grani contro capsule
L’analisi dei carrelli d’acquisto sulla piattaforma mette in evidenza differenze strutturali tra chi compra capsule e chi sceglie il caffè in grani. L’acquirente di capsule compatibili tende a privilegiare il rapporto quantità-prezzo, acquista spesso formati scorta e dimostra una maggiore fedeltà al sistema (Nespresso, A Modo Mio, Dolce Gusto) piuttosto che al marchio della torrefazione.
Chi acquista grani mostra invece un comportamento più vicino a quello di un operatore professionale: ricerca miscele specifiche per nome, confronta i profili aromatici, considera l’origine del caffè e la data di tostatura.
È un cliente che porta nel contesto domestico le stesse aspettative — e lo stesso linguaggio — tipico dell’Horeca. Lo stesso cliente che, seduto al bar, chiede al barista: “Che miscela utilizzate?”.
Cosa cambia per baristi e torrefattori
Per gli operatori del canale Horeca questi numeri rappresentano un’opportunità concreta e ancora poco sfruttata. Il segmento domestico del caffè in grani è in espansione, ma oggi una parte consistente di questa domanda viene intercettata da e-commerce e grande distribuzione, non dal bar di quartiere.
Il barista possiede però un vantaggio competitivo difficilmente replicabile da un marketplace: il rapporto diretto con il cliente. Può consigliare la miscela più adatta in base alla macchina utilizzata, indicare la corretta granulometria di macinatura e spiegare come conservare il caffè per mantenerne la freschezza. Può inoltre vendere il sacchetto da un chilo della stessa miscela servita in tazza, trasformando ogni espresso al banco in una vera occasione di degustazione.
Il ritorno del caffè in grani nelle case non segna la fine della capsula, che continua a mantenere la leadership nel mercato del monoporzionato grazie alla praticità e ai volumi di vendita. Tuttavia indica chiaramente che una quota crescente di consumatori sta cercando qualcosa di diverso: non soltanto una bevanda, ma un’esperienza. Un’esperienza che il professionista dell’estrazione è nella posizione migliore per guidare.
Fonte dati: Osservatorio Caveba 2.0 / Cialdein.com — analisi basata su transazioni reali del canale e-commerce, confronto anno su anno 2024-2025.

Leggi l’articolo anche su Horecanews.it


